modulo 03 / lezione 12

Dal problema al prompt

Da desiderio a problema: cinque domande prima di toccare la tastiera

Trasformare richieste vaghe in problemi formulati abbastanza bene da guidare una generazione utile.

60 min Vibe Coding

Da desiderio a problema: cinque domande prima di toccare la tastiera

Un desiderio è un’intuizione: “vorrei un sito tipo Notion”. Un problema è una formulazione: “vorrei poter scrivere note collegate fra loro, perché perdo riferimenti quando uso documenti separati, e ogni volta che mi serve trovare qualcosa ci impiego venti minuti”. La differenza è enorme: il primo l’AI riempie come può; il secondo guida.

Perché questa lezione conta

Il prompt elegante non salva un desiderio mal formulato. Il modello produce qualcosa di plausibile, perché non può fare altrimenti, ma il risultato è un’app che assomiglia a Notion senza risolvere nulla di tuo. Le cinque domande sono uno strumento: bastano dieci minuti prima di scrivere il primo prompt e dimezzano le iterazioni successive.

Obiettivo operativo

Alla fine devi saper:

  1. distinguere desiderio, bisogno, soluzione immaginata, problema verificabile;
  2. applicare le cinque domande a un’idea reale e ottenere un problem statement;
  3. riconoscere quando il problema non è ancora pronto per essere portato all’AI.

Nucleo della lezione

1. Quattro categorie da non confondere

Desiderio: espressione emotiva. “Voglio un’app per organizzarmi”. Non è azionabile. Manca chi, cosa, come.

Bisogno: necessità concreta dietro il desiderio. “Mi sfugge cosa devo fare ogni giorno”. Più specifico, non ancora un problema.

Soluzione immaginata: scorciatoia mentale verso uno strumento. “Mi serve un’app tipo Todoist con timer”. Salta la fase di definizione del problema e si fissa su uno strumento.

Problema verificabile: formulato in modo che si possa giudicare se è risolto. “Ogni mattina perdo 30 minuti a decidere cosa fare; tre volte a settimana arrivo a sera senza aver fatto la cosa più importante”. Misurabile, situato, con un criterio di successo implicito.

Pratica: se l’idea contiene il nome di uno strumento (“come Notion”, “tipo Trello”, “stile Linear”), stai partendo dalla soluzione, non dal problema. Fai un passo indietro.

2. Le cinque domande

Sequenza ordinata, non saltabile:

  1. Per chi? Una persona specifica, non “tutti”. Se è per te, dichiaralo. Se è per altri, descrivi una persona reale (ruolo, contesto, livello tecnico).
  2. In quale situazione? Quando, dove, con quale stato d’animo, con quali strumenti già a disposizione. Non astratto: “lunedì mattina davanti al laptop, ho 15 minuti, sto pianificando la settimana”.
  3. Quale ostacolo? Cosa va storto oggi. Non la mancanza dello strumento (“non ho un’app”), ma il blocco reale (“perdo tempo a saltare fra calendar, slack, note, to-do separati”).
  4. Quale risultato? Cosa accade quando il problema è risolto. Osservabile, non sentimentale. “In 5 minuti so cosa devo fare oggi e ho un singolo posto dove vederlo”.
  5. Quale vincolo non negoziabile? Cosa non puoi mollare. Privacy, costo (zero/basso), tempo (entro X), portabilità (no lock-in). Se non c’è vincolo rigido, probabilmente l’idea è ancora vaga.

Le cinque domande producono un paragrafo. Quel paragrafo è il problem statement.

3. Perché una buona domanda riduce iterazioni

Un prompt da desiderio: “fammi un’app per organizzarmi”. Output: app generica con sidebar, lista task, calendar. Probabilmente non risolve niente di reale per te. Iteri 5 volte per portarla nella direzione giusta.

Un prompt da problem statement: “Persona X, situazione Y, ostacolo Z, vuole risultato W, vincolo V”. L’AI ha abbastanza per costruire qualcosa di pertinente al primo colpo. Iteri 1 volta su dettagli, non 5 volte sulla direzione.

Tempo: definizione 10 min vs iterazioni 60+ min. Investimento ad alto ritorno.

Procedura pratica

Workflow per ogni nuova idea:

  1. Scrivi l’idea grezza in una frase, senza censura.
  2. Identifica la categoria: desiderio, bisogno, soluzione, problema.
  3. Se non è ancora problema, applica le cinque domande una per una. Risposte scritte, non a memoria.
  4. Sintetizza in un paragrafo “problem statement” di 5-8 righe.
  5. Verifica criterio di successo: il problema è formulato così che potresti dire “sì, è risolto” o “no, ancora no” osservando l’app finita?
  6. Se sì, passa al prompt. Se no, raffina.

Laboratorio guidato

Tre idee tue (o tre dalla lista sotto se non ne hai). Per ognuna esegui sequenza completa:

Esempi se servono:

  • “vorrei un’app per imparare l’inglese”;
  • “mi servirebbe qualcosa per gestire i clienti del mio negozio”;
  • “vorrei un sito personale”.

Per ognuna scrivi:

  • categoria iniziale (desiderio, bisogno, soluzione, problema);
  • cinque domande con risposte;
  • problem statement finale (paragrafo).

Confronta le tre. Quale è più pronta per essere portata all’AI? Quale aveva nascosto un assunto sbagliato (tipo “soluzione immaginata” che bypassava il problema reale)?

Output atteso

Un template di “problem statement” riusabile, una pagina:

  • per chi: ___
  • situazione: ___
  • ostacolo: ___
  • risultato atteso: ___
  • vincolo: ___
  • paragrafo finale (sintesi): ___

Compila per ogni idea futura prima di toccare la tastiera.

Studio passo passo

Studia questa lezione in tre passaggi, senza correre subito al prompt o al codice.

  1. Prima lettura: chiarisci l’obiettivo: trasformare richieste vaghe in problemi formulati abbastanza bene da guidare una generazione utile. Se non riesci a riscriverlo in una frase tua, rileggi il nucleo della lezione.
  2. Seconda lettura: trasforma i contenuti in domande operative:
  • Distinguere desiderio, bisogno, soluzione immaginata e problema verificabile.
  • Le cinque domande: per chi, in quale situazione, quale ostacolo, quale risultato, quale vincolo non negoziabile.
  • Perché una buona domanda riduce iterazioni inutili più di un prompt elegante.
  1. Applicazione: svolgi il laboratorio: prendere tre idee spontanee e riscriverle come problemi con utente, contesto, ostacolo e risultato atteso. L’output da ottenere è: tre problem statement brevi, leggibili e pronti per diventare specifiche operative.

Prima di passare alla lezione successiva, controlla di avere un artefatto concreto: una tabella, un prompt, una checklist, un mini report, un diff commentato o una decisione scritta. Nel vibe coding la comprensione resta astratta finché non produce una traccia verificabile.

Checklist di verifica

  • distinguo desiderio da problema;
  • so applicare le cinque domande senza saltarne nessuna;
  • ho un problem statement scritto per il prossimo progetto che voglio fare;
  • so riconoscere quando un’idea è ancora prematura per il prompt.

Errori comuni

Saltare alla soluzione. “Voglio un’app come X” è già scelta tecnologica. Torna indietro al problema.

Persona generica. “Per tutti” significa per nessuno. Se non sai per chi, sei al desiderio.

Risultato sentimentale. “Voglio sentirmi più organizzato” non è verificabile. Devi avere un comportamento osservabile.

Vincolo assente. Senza vincolo, ogni soluzione è valida e nessuna è giusta. Privacy, costo, tempo, integrazione: scegline almeno uno.

Più problemi in un’idea. “App per imparare lingue, condividere note con amici, tracking abitudini” sono tre cose. Tagliale, scegli una, fai il problem statement di quella.

Prompt di lavoro

Aiutami a trasformare questa idea in un problem statement.

Idea grezza: "[scrivi idea in una frase]"

Procedura:
1. Classifica l'idea: desiderio / bisogno / soluzione immaginata / problema verificabile.
2. Se NON è già un problema verificabile, fammi le cinque domande:
   - per chi (persona specifica)
   - in quale situazione (quando/dove/come)
   - quale ostacolo concreto oggi
   - quale risultato osservabile dopo
   - quale vincolo non negoziabile
3. Aspetta le mie risposte una alla volta, senza riempire i vuoti.
4. Solo a fine intervista, sintetizza in un problem statement di 5-8 righe.
5. Concludi indicando se il problem statement è pronto per il prompt o se ha ancora ambiguità.

Non scrivere ancora codice né proporre soluzioni.

Esercizio finale

Prendi un progetto che hai abbandonato in passato. Ricostruisci a posteriori il problem statement: lo avevi davvero? Quasi certamente no. Quasi sempre i progetti abbandonati partivano da desiderio o soluzione immaginata. Il problem statement non garantisce successo, ma rende visibile in 10 minuti se un’idea è matura — invece di scoprirlo dopo settimane di sviluppo.